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DOI 10.1708/3333.33026 Scarica il PDF (203,7 kb)
Riv Psichiatr 2020;55(2):112-118



Bambini dimenticati in auto: dimensioni del fenomeno e nuove prospettive di ricerca

Forgotten Baby Syndrome: dimensions of the phenomenon and new research perspectives

NINO ANSELMI1, SIMONE MONTALDO1, ANTONELLA POMILLA1, ANNALISA MARAONE1
*E-mail: nino.anselmi@uniroma1.it

1Dipartimento di Neuroscienze Umane, Sapienza Università di Roma

Riassunto. Forgotten Baby Syndrome (FBS) (così viene definito il fenomeno in cui i bambini vengono “dimenticati” all’interno di un veicolo parcheggiato) è in crescita costante con importanti ripercussioni per il genitore, per la famiglia e per la società. Le ricerche scientifiche sul tema sono molto limitate. Le pubblicazioni riferibili al tema trattano prevalentemente le condizioni cliniche che costituiscono la causa di morte dei bambini coinvolti. Molto più raramente, invece, vengono analizzate le circostanze in cui tali decessi si verificano. Uno dei maggiori limiti della ricerca in questo campo è legato alle fonti delle informazioni che, nella maggior parte dei casi, sono circoscritte ad articoli di cronaca e dunque scarsamente affidabili. Il monitoraggio del fenomeno negli Stati Uniti ha mostrato, su un totale di 171 casi, che il 73% riguardava bambini che erano stati lasciati in macchina da persone adulte. La metà degli adulti era inconsapevole, o se ne era dimenticato. Nella maggior parte dei casi tali episodi coinvolgono soggetti adulti che hanno funzionalità psichiche e cognitive perfettamente integre. Pertanto, le dinamiche che sottendono al verificarsi di tali episodi appaiono incomprensibili. All’esito dell’analisi svolta si può ipotizzare che i casi di morte di minori in seguito all’abbandono all’interno di veicoli da parte di adulti siano da ritenersi connessi al normale funzionamento della funzionalità di working memory (WM). Il collegamento dei deficit di WM con condizioni francamente psicopatologiche rimane residuale e necessita comunque di un attento vaglio differenziale. Resta infine da considerare l’ipotesi del verificarsi di circostanze transitorie e/o acute di origine esogena, che possono agire sulla performance di WM. Considerata la rilevanza penale che spesso acquisiscono tali eventi, risulta essenziale un ampliamento delle prospettive della ricerca. L’assunzione di un punto di vista più ampio, che comprenda diversi vertici di osservazione sul problema, può incidere sensibilmente sulla capacità descrittiva in ambito clinico-forense.

PAROLE CHIAVE: bambini, abbandono, dimenticanza, mortalità infantile, deficit performance di working memory.


Summary. Forgotten Baby Syndrome (FBS) defines the phenomenon of forgetting a child in a parked vehicle. FBS is in constant growth with significant repercussions for the parent, the family and society. Scientific research on the topic is very limited. Literature referring to FBS focuses mostly on the clinical conditions that cause the death of the children involved. However, the circumstances in which such episodes occur are very rarely analyzed. One of the major limit of research in this field is related to the sources of information, which are limited to media in most cases and, therefore, are scarcely reliable. Monitoring the phenomenon in the United States showed that out of a total of 171 cases, 73% concerned children who had been left in the car by an adult. Half of the adults were unaware, or had forgotten the child. In most cases, these episodes involve adults who have perfectly intact both psychic and cognitive functions. Therefore, the dynamics underling the occurrence of such episodes seem to be incomprehensible. At the end of the analysis carried out it can be considered that the cases of death of minors following abandonment in vehicles, are to be considered connected to the normal functioning of the Working Memory (WM) functionality. The link between WM deficits and frankly psychopathological conditions remains residual and it still requires careful differential screening. Finally, the hypothesis of the occurrence of transient and/or acute circumstances of exogenous origin, which may affect WM’s performance, remains to be considered. Considering these deaths as events that, in most cases, are of criminal relevance they may require the intervention of psychologists and psychiatrists during the process. In this prospective the assumption of a broader point of view can have a significant impact on the descriptive capacity in clinical-forensic field.

KEY WORDS: children, neglect, forgetfulness, infant mortality, working memory performance deficit.

INTRODUZIONE
I casi di decessi di bambini abbandonati (“dimenticati”) da un genitore all’interno di veicoli parcheggiati non sono così rari se si considerano i dati riguardanti diversi Paesi, quali gli Stati Uniti, il Brasile e l’Italia, dove sono state condotte ricerche su questa specifica tematica. Ciò che si osserva in generale, e in particolare negli Stati Uniti, è che si tratta di un fenomeno in crescita costante. Viene spesso indicato con l’espressione “Forgotten Baby Syndrome” (FBS), che non risulta accettata e condivisa in ambito scientifico, né possiede una precisa definizione nosografica 1,2. Per quanto la ricerca non si sia occupata in modo sistematico di questo specifico problema, esso rappresenta un tema di grande suggestione sia per l’opinione pubblica sia per le agenzie, Governative e non, che si occupano di sicurezza stradale e di tutela dell’infanzia.
La causa di morte più frequente in queste circostanze è il “colpo di calore”, una condizione clinica che si verifica quando la temperatura corporea raggiunge valori critici (pari o superiori ai 70 °C) e il meccanismo di termoregolazione risulta compromesso. Il sistema termoregolatore dei bambini, specie se molto piccoli, non è efficiente come quello degli adulti e la temperatura corporea si può innalzare a una velocità dalle 3 alle 5 volte superiore rispetto agli adulti 3-6.
Di fronte a questo fenomeno spesso le domande ricorrenti sono: come può succedere? Questi genitori sono sotto l’effetto di sostanze stupefacenti? Sono affetti da malattie mentali? O sono semplicemente e drammaticamente negligenti?
Se si guarda alle caratteristiche dei singoli episodi però ci si trova, nella maggior parte dei casi, di fronte a genitori amorevoli che non hanno dato mai segni di instabilità o di negligenza.
Le ricerche scientifiche sul tema dei decessi di bambini abbandonati (dimenticati) dai genitori in auto sono molto limitate. Le pubblicazioni riferibili a questo tema trattano le specifiche condizioni cliniche che costituiscono la causa di morte dei bambini coinvolti, ovvero ipertermia e “colpo di calore” o alla particolare vulnerabilità dei bambini a questa condizione1,2. Molto raramente il focus della ricerca è centrato sulle circostanze in cui tali decessi occorrono. Per quanto riguarda gli aspetti classificatori, sia nell’ICD-9 sia nell’ICD-10 (International Classification of Disease), non esistono codici specifici per identificare le morti legate al calore all’interno di veicoli. Negli ultimi anni si rileva una crescente attenzione, in particolare negli Stati Uniti, delle agenzie Governative e di tutela della pubblica sicurezza su questo fenomeno. Nello specifico, la National Highway Traffic Administration (NHTSA) 7 ha dedicato una particolare attenzione a questo fenomeno, con rilevazioni statistiche aggiornate e interventi volti all’informazione e alla prevenzione.
Probabilmente l’accrescimento dell’impegno istituzionale è legato alla crescita del fenomeno e all’impatto che questo ha avuto sull’opinione pubblica e sui media. Resta il fatto che un simile aggiornamento non è avvenuto nel campo della ricerca, che rimane assai limitata e carente nello studio di un fenomeno così controverso e dalla connotazione tanto complessa.
Uno dei maggiori limiti della ricerca in questo campo è legato alle fonti delle informazioni rilevanti, che nella maggior parte dei casi sono circoscritte ad articoli di cronaca e dunque a resoconti degli eventi di scarsa affidabilità. Tali fonti di informazione, inoltre, lasciano dubbi anche sull’effettivo numero dei casi, considerato che non tutti sono riportati dalla cronaca.
La sfida attuale per i ricercatori è quella di cercare di individuare la reale incidenza del fenomeno, le circostanze in cui certi incidenti si verificano e tentare di spiegare come simili eventi possano accadere. La ricerca dovrebbe dunque dare una risposta circostanziata e affidabile a una domanda molto complessa. L’unico modo in cui ciò può essere fatto è attraverso un’attenta e puntuale analisi delle circostanze in cui questi eventi si verificano, con un approccio che sia sufficientemente strutturato da tenere conto delle diverse variabili in gioco: da quelle individuali e psicologiche, a quelle cognitive, fino a quelle sociali.
LE DIMENSIONI DEL FENOMENO E LE CIRCOSTANZE RICORRENTI
Posto che il contesto statunitense è quello che attualmente fa rilevare un più avanzato livello di monitoraggio del fenomeno, risulta utile fare riferimento ai dati nazionali per avere un’idea più precisa del suo andamento.
In un’importante ricerca di Guard e Gallagher8, pubblicata nel 2005, si può trovare un’analisi sistematica del fenomeno, che individua il numero di casi occorsi fra il 1° gennaio 1995 e il 31 dicembre 2002 ed evidenzia alcuni punti chiave fondamentali sulle circostanze e sulla comprensione della dinamica di questi incidenti. Su un totale di 171 casi, il 27% riguardava bambini che avevano avuto accesso a veicoli aperti e il 73% bambini che erano stati lasciati in macchina da persone adulte. Più di un quarto degli adulti era consapevole di lasciare il bambino nel veicolo, mentre la metà era inconsapevole o se ne era dimenticata. Il 40% dei casi avevano a che fare con attività legate all’assistenza ordinaria. Molti incidenti, infatti, si sono verificati con genitori che uscivano di casa con l’intenzione di accompagnare il bambino in asilo, ma, dimenticatisi di questo, proseguivano verso il posto di lavoro, lasciando la macchina (con il bambino) nel parcheggio. In un numero inferiore di casi, 22, ad abbandonare i bambini nel veicolo non sono stati i genitori, ma altri soggetti a cui il minore era a vario titolo affidato (per es., autisti di scuolabus). Un altro studio relativo al numero di casi occorsi fra il 1998 e il 2012 mostra una media di 38 casi all’anno di decessi di bambini per ipertermia legata alla permanenza prolungata all’interno di veicoli 9. Un esame10 delle notizie di cronaca su 700 casi occorsi in un lasso di tempo di 19 anni, fra il 1998 e il 2016, evidenzia i trend del fenomeno in generale e rispetto ad alcune circostanze ricorrenti (Figura 1). I dati relativi alle circostanze ricorrenti evidenziano che il 54% dei bambini è deceduto per ipertermia legata alla permanenza prolungata all’interno di veicoli per dimenticanza da parte dei caregiver, il 28% mentre giocavano in veicoli incustoditi, il 17% invece per esser stati lasciati intenzionalmente in auto da un adulto e l’1% in circostanze non note.
I dati registrati mostrano un trend di diminuzione dei casi di morte per “colpo di calore veicolare” con un picco massimo registrato nel 2010 (49 casi). I dati relativi alla circostanza in cui il bambino viene “dimenticato” mostra un trend in crescita dal 1998, fino a raggiungere picchi significativi nel 2003 e nel 2005. Dal 2005 si registra un notevole decremento con un lieve aumento nel 20169. Anche il trend relativo alla circostanza in cui il bambino accede a un veicolo incustodito tende a diminuire a partire dal 1998, con aumenti significativi nel 2005 e nel 2010. Dal 2010 al 2016 il trend torna verso il decremento9.
Infine i dati sulla circostanza in cui il bambino viene lasciato intenzionalmente nel veicolo mostrano una frequenza sostanzialmente stabile, con picchi nel 1998, nel 2002 e in particolare nel 20049,11.
Quello che si può osservare è un trend di generale diminuzione del fenomeno, ove si rileva uno specifico aumento degli abbandoni non intenzionali da parte degli adulti, per dimenticanza.



In Italia sia le ricerche scientifiche sia le iniziative Governative e istituzionali relative al fenomeno dei decessi di bambini lasciati all’interno di veicoli risultano sporadiche e di scarso impatto. Una ricerca del 2013
10, sull’analisi di 16 casi individuati fra il 1° maggio 2011 e il 31 agosto 2012, mostra chiaramente un elemento distintivo che caratterizza i risultati della ricerca italiana rispetto a quelli di altre ricerche internazionali. In Italia viene evidenziata una percentuale del 75% di casi (12 su 16), in cui l’abbandono del bambino nel veicolo da parte dell’adulto è intenzionale, in assoluta difformità da quanto emerso da tutte le altre ricerche in ambito internazionale come evidenziato in precedenza. Anche in uno studio condotto da Booth et al. del 2010 12 (riguardante 192 casi compresi fra il 1999 e il 2007), solo il 13% riguardava abbandoni intenzionali, mentre il 75% era non intenzionale.
Anche in una recente ricerca brasiliana13, che ha analizzato 31 casi dal 2006 al 2015, si rileva una notevole maggioranza dei casi di abbandono involontario, con una percentuale del 71% rispetto al 23% degli abbandoni intenzionali.
LA FBS COME ESITO DI DEFICIT TRANSITORI
NELLA PERFORMANCE DI WORKING MEMORY E
LA POTENZIALE ASSOCIAZIONE CON CONDIZIONI PSICOPATOLOGICHE
Come si può rilevare da quanto evidenziato sin qui, le caratteristiche del fenomeno non sono tali da essere riferibili in senso univoco e lineare a condizioni di rilevanza psicopatologica a carico dei caregiver coinvolti. L’unico dato essenziale desumibile dalle specifiche ricerche è quello per cui si tratta dell’esito di un deficit (perlopiù transitorio), della performance di memoria, in particolare della memoria di lavoro (working memory - WM). Tipicamente la WM è definita come la capacità di gestire e manipolare temporaneamente le informazioni provenienti dall’ambiente o recuperarle dalla memoria a lungo termine; è l’interfaccia tra percezione, memoria a lungo termine e azione che sottende i processi di pensiero 14. Entrano dunque in gioco due componenti: conoscenza/valutazione della situazione ed esperienze pregresse. L’efficienza della WM dipende dall’interazione fra le informazioni ambientali convergenti nell’attualità (memorie sensoriali a breve termine) e memorie pregresse (memoria a lungo termine). È la dimensione nella quale si dispiegano le operazioni mentali necessarie al passaggio dalla percezione all’azione volontaria. La dinamicità e l’operatività delle funzioni esecutive acquisiscono massima evidenza nella realizzazione di compiti adattivi. Si osserva che «attraverso le funzioni esecutive, i sistemi specializzati sono anche diretti a prestare attenzione a determinati stimoli specifici e a ignorare gli altri, a seconda di ciò su cui la WM sta lavorando. In compiti complessi che coinvolgono più tipi di attività mentali, le funzioni esecutive pianificano la sequenza di passaggi mentali e programmano la partecipazione delle diverse attività, spostando il focus dell’attenzione tra le attività secondo necessità» 15,17. Le funzioni esecutive hanno dunque un ruolo essenziale nel processo di decision-making, permettendo di integrare le informazioni su ciò che sta accadendo in un dato momento, le conoscenze pregresse su situazioni simili e le previsioni sulle conseguenze delle diverse scelte possibili.
A livello cerebrale le funzionalità connesse sono situate principalmente nella corteccia frontale, in particolare in quella prefrontale. La corretta applicazione dei processi di WM prevede anche l’interazione di due particolari strutture cerebrali: l’amigdala (che agisce nell’individuare e nell’elaborare il contenuto emozionale del contesto in cui la memoria deve essere spesa) e l’ippocampo (che agisce nel rievocare il ricordo che viene applicato alla situazione in svolgimento).
La ricerca ha confermato, attraverso l’uso di strumenti di neuroimaging quali PET o FMRI, che quando un soggetto è impegnato nello svolgimento di un compito che richiede l’immagazzinamento temporaneo di informazioni e le funzioni esecutive, si ha un incremento dell’attività neurale nella corteccia frontale15,18,19.In particolare,la corteccia prefrontale (PFC), negli esseri umani, ha un ruolo essenziale nella performance di WM20. La PFC è una zona di convergenza che riceve connessioni da vari sistemi sensoriali specializzati (per es., visivi e uditivi), consentendo la consapevolezza di ciò che accade nel mondo esterno e l’integrazione delle informazioni raccolte. La PFC riceve inoltre connessioni con l’ippocampo e da altre aree corticali coinvolte nella memoria a lungo termine (LTM), che consentono di richiamare esperienze pregresse e schemi, utili nella realizzazione del compito attuale. La PFC invia infine connessioni alle aree coinvolte nel controllo del movimento che permettono di trasformare le decisioni esecutive in azioni volontarie. In sintesi, la WM e il processo decisionale (DM) sono funzioni cognitive fondamentali che coinvolgono diverse aree cerebrali 21,22.
Da quanto fino a qui osservato deriva che le informazioni sensoriali contestuali alla situazione in svolgimento rappresentano un driver essenziale per la performance in compiti di WM e per il processamento di decision-making. Le informazioni nella WM corrispondono, in sostanza, a ciò a cui si sta prestando attenzione in un dato momento. Nei casi di decessi di minori dimenticati all’interno di veicoli, spesso la presenza del bambino non si associa (per buona parte del tragitto) con segnali sensoriali utili a richiamare il focus dell’attenzione. Nella maggior parte dei casi, infatti, il bambino è posizionato nel sedile posteriore e in molte circostanze dorme. Ciò coincide con l’assenza di informazioni attuali relative alla presenza del bambino all’interno del veicolo. In sintesi, le informazioni sensoriali convergenti non comprendono segnali della presenza del bambino. Queste informazioni sono rilevanti nel definire l’efficienza della performance di WM nella sua dimensione spazio-temporale, ovvero in quello spazio di convergenza informativa da più sistemi sensoriali specializzati, che Ledoux definisce efficacemente come “workspace”. Questo dato di base costituisce di per sé un fattore di rischio rispetto alla qualità della performance di WM, anche in condizioni normali, cioè in assenza di fattori di rischio specifici, quali: distrattori ambientali e/o specifici deficit psichici/funzionali del caregiver. In tale ottica si può ipotizzare, nella maggior parte dei casi di morti per ipertermia veicolare di minori dimenticati in auto, un ruolo deficitario della performance della WM. Su un piano esecutivo, se le informazioni su ciò che sta accadendo nel presente non comprendono segnali della presenza del bambino nel veicolo, tale dato non potrà essere integrato nel processo di decision making e le conoscenze pregresse/schemi sul programma d’azione routinario (per es., uscire di casa per recarsi sul posto di lavoro) avranno la priorità. Ciò incide direttamente sulla possibilità di prevedere le conseguenze di una determinata scelta comportamentale. Questa dinamica è mediata dal direzionamento attentivo durante la situazione in svolgimento; infatti le dimensioni del workspace sono naturalmente limitate dal numero delle informazioni percepite in una data situazione. Ne deriva che anche la previsione delle conseguenze della scelta comportamentale (per es., parcheggiare l’auto davanti all’ufficio e chiuderla) non integrerà il dato della presenza del bambino nel veicolo. Ciò è conforme con gli esiti delle ricerche per cui le contromisure più efficaci sono gli accorgimenti tecnologici di segnalazione della presenza del bambino all’interno del veicolo. Tali accorgimenti consentono un ampliamento del workspace entro il quale la WM agisce e garantiscono l’integrazione di informazioni sensoriali relative alla presenza del bambino nel veicolo.
Per quanto riguarda il rapporto fra FBS e psicopatologia non si può stabilire una relazione univoca e lineare fra casi di minori dimenticati in auto e condizioni psicopatologiche del caregiver coinvolto. Resta però da evidenziare che alcune condizioni psicopatologiche possono incidere sull’operatività delle funzioni mentali che sovraintendono alla gestione dei compiti propri della routine giornaliera e che implicano la performance di WM. Il rapporto fra alcune specifiche condizioni psicopatologiche e deficit di WM è noto in letteratura. In tal senso la ricerca ha individuato evidenze sul rapporto fra schizofrenia e depressione maggiore con una riduzione della performance di WM. Si è inoltre individuata una simile relazione fra condizioni di stress, sia acuto che cronico, e performance di WM. Va osservato che, nei casi, la diminuzione della performance comportamentale nei compiti di WM può essere dovuta anche alla somministrazione di farmaci antipsicotici. Il fattore farmacologico è stato rilevato come di minore impatto nei casi di pazienti con schizofrenia, dove il deficit di WM sembra correlato alla psicopatologia in sé. Diverse ricerche hanno individuato disturbi della performance cognitiva e di attivazione della PFC dorsolaterale in pazienti con schizofrenia: sia in pazienti non trattati farmacologicamente sia in pazienti con trattamento farmacologico a diversi livelli 23,24 e sia in pazienti cronici che hanno abbandonato il trattamento25. Esistono inoltre evidenze sull’incidenza di condizioni transitorie e non francamente patologiche, quale l’esposizione a eventi stressanti recenti. Nella Tabella 126-64 sono riportate le diverse possibili correlazioni tra deficit della WM e condizioni psicopatologiche.
CONCLUSIONI
In sintesi il rischio di diminuzione di performance di WM in pazienti con psicopatologie conclamate risulta più elevato nei pazienti con schizofrenia e nei pazienti con DM cronica, di età più avanzata e ospedalizzati. In generale la performance di WM diminuisce di efficienza con l’aumentare dell’età, ovvero in conseguenza del normale processo di invecchiamento o in patologie di tipo neurodegenerativo. Questi soggetti possono, con tutta probabilità, andare più facilmente incontro a errori nella gestione di attività quotidiane che riguardino la performance comportamentale di WM, con conseguenze potenzialmente drammatiche. Si sono poi individuate circostanze particolari, di tipo transitorio e/o di origine esogena, che possono incidere sulla performance di WM come la deprivazione/riduzione di sonno e in misura minore l’uso di sostanze psicoattive. Si può dunque delineare un quadro nel quale collocare il fenomeno dei minori dimenticati in auto, a partire dalla funzione cognitiva di base fino alle possibili cause che possono concorrere nel determinare il fenomeno della dimenticanza/distrazione. All’esito dell’analisi svolta si può ipotizzare che i casi di morte di minori in seguito all’abbandono all’interno di veicoli da parte di adulti possano essere connessi all’alterazione del normale funzionamento della funzionalità di WM.






Considerata la rilevanza penale che spesso acquisiscono tali eventi, risulta essenziale un ampliamento delle prospettive della ricerca. L’assunzione di un punto di vista più ampio, che comprenda diversi vertici di osservazione sul problema, può incidere sensibilmente sulla capacità descrittiva in ambito clinico-forense. La ricerca in ambito neuroscientifico può avere una grande importanza consentendo una implementazione delle conoscenze sul funzionamento normale e patologico dei meccanismi cerebrali che sottostanno al comportamento. Maggiori conoscenze in tale ambito potrebbero consentire di minimizzare l’impatto, in ambito valutativo, di approcci di tipo interpretativo, che producono pareri non verificabili e non dotati di sufficiente affidabilità scientifica. L’indagine psicologica ha una utilità tanto maggiore, quanto più è inserita in modelli valutativi conformi alle attuali acquisizioni della scienza della mente, ovvero che rispondono a una visione di tipo integrato bio-comportamentale.
Perché la valutazione psichiatrica clinico-forense possa assumere un’effettiva rilevanza rispetto al giudizio, sarà dunque necessario sviluppare un assessment che tenga in attenta considerazione tutti i fattori incidenti e le relative interazioni. Solo un’analisi integrata può fornire un quadro valutativo coerente, che possa essere rapportato a specifici profili di responsabilità in ambito penale e possa costituire un supporto clinico-forense proattivo al processo di decisione.

Conflitto di interessi: gli autori dichiarano l’assenza di conflitto di interessi.
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