Vortioxetina nel trattamento della depressione maggiore

Vortioxetine in the treatment of major depression

ANDREA DE BARTOLOMEIS1, ANDREA FAGIOLINI2, GIUSEPPE MAINA3
E-mail: adebarto@unina.it

1Sezione di Psichiatria, Laboratorio di Psichiatria Molecolare, Dipartimento di Neuroscienze Scienze Riproduttive ed Odontostomatologiche, Università di Napoli Federico II
2Dipartimento di Medicina Molecolare, Università di Siena
3AOU San Luigi Gonzaga, Orbassano (TO); Università di Torino


RIASSUNTO. Nonostante la depressione maggiore sia, per prevalenza, gravità delle conseguenze funzionali e delle complicanze, una patologia grave associata a rischio di cronicità, poche sono state le innovazioni farmacologiche disponibili negli ultimi anni per trattare questo disturbo eterogeneo. Vortioxetina è un antidepressivo con azione multimodale in quanto associa il blocco del reuptake del trasportatore della serotonina all’azione su multipli recettori serotoninergici (antagonista dei recettori 5-HT 3, 5-HT7 e 5-HT1D, agonista del recettore 5-HT1A e agonista parziale del recettore 5-HT1B). Una recente meta-analisi di 11 studi randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo, in acuto (6-8 settimane) ha dimostrato l’efficacia di vortioxetina 5-20 mg/die nel trattamento della depressione, con un effetto crescente all’aumentare della dose. Inoltre vortioxetina 5-20 mg/die si è dimostrata efficace sull’intero range di sintomi depressivi (come indica il miglioramento di tutti i punteggi MADRS relativi ai singoli item). Vortioxetina è risultata efficace anche nel trattamento della depressione grave e con risposta non soddisfacente ad altri SSRI/SNRI, nonché nella prevenzione delle recidive. In studi che avevano l’obiettivo di valutare l’effetto sui sintomi cognitivi associati a depressione, vortioxetina ha fornito evidenze di miglioramento delle funzioni cognitive in pazienti con episodi depressivi acuti. Vortioxetina ha un favorevole profilo di tollerabilità, con effetti molto limitati sul peso corporeo e sulla sfera sessuale. L’evento avverso più frequente risulta essere la nausea, peraltro transitoria.

PAROLE CHIAVE: vortioxetina, depressione maggiore, azione multimodale, sintomi cognitivi.


SUMMARY. Notwithstanding the high prevalence, functional burden, negative consequences and risk of chronicity of major depressive disorder, few innovative medications have been developed in recent years for the treatment of this heterogeneous disease. Vortioxetine is a multi-modal antidepressant that functions both as serotonin transporter (SERT) inhibitor and as 5-HT3, 5-HT7 and 5-HT1D receptors antagonist, 5-HT1A receptor agonist and 5-HT1B receptor partial agonist. A recent meta-analysis of 11 randomized, double-blind, placebo controlled, acute (6-8 weeks) treatment studies has demonstrated the efficacy of vortioxetine 5-20 mg/day in the treatment of depression, with an increasing effect associated with increasing dose. Additionally, vortioxetine 5-20 mg/day has shown efficacy on the whole range of depression symptoms (as demonstrated by the improvement of all single-item MADRS scores). Vortioxetine has also been shown effective in the treatment of severe depression and depression with inadequate response to a previous SSRI or SNRI treatment, as well as in the prevention of relapse. In studies designed to assess cognition in depression, vortioxetine showed evidence of improving cognitive performance in patients with acute major depressive disorder. Vortioxetine appears well-tolerated, with very limited effects on weight gain and sexual functioning. The most commonly occurring adverse event (nausea) was generally transitory.

KEY WORDS: vortioxetine, major depression, multi-modal action, cognitive symptoms.

INTRODUZIONE
La depressione maggiore è il disturbo mentale più comune, che colpisce 350 milioni di persone nel mondo1 con un’incidenza globalmente in aumento. I risultati dello studio epidemiologico World Mental Health Survey hanno dimostrato che in media circa una persona su 20 ha avuto un episodio depressivo nel corso dell’anno precedente1.
Nonostante i notevoli progressi compiuti negli ultimi decenni nella terapia farmacologica della depressione e la disponibilità di numerosi farmaci antidepressivi, la risposta al trattamento e il tasso di remissione continuano a essere inadeguati. Un recente studio italiano cross sectional, il cui obiettivo era descrivere lo stato attuale del trattamento della depressione maggiore in Italia e che ha coinvolto 44 centri per un totale di 1.140 pazienti, ha rilevato che solo il 25,5% dei pazienti trattati con un farmaco antidepressivo in monoterapia nei sei mesi precedenti l’indagine aveva ottenuto una risposta completa e il 57,9% aveva risposto parzialmente al trattamento 2. Altri importanti problemi irrisolti nel trattamento della depressione maggiore sono il tempo di latenza alla risposta e gli eventi avversi associati al trattamento, in primo luogo quelli a carico della sfera sessuale e del peso corporeo. Altro aspetto importante da considerare è la presenza di sintomi residui al raggiungimento della remissione o persino alla guarigione. Tra i sintomi residui maggiormente riportati vanno evidenziati i sintomi cognitivi (alterazione delle funzioni esecutive, della memoria, della rapidità di processamento e dell’attenzione) 3. Multiple evidenze sostengono il ruolo potenzialmente rilevante della sintomatologia cognitiva nella depressione maggiore e la necessità di considerare trattamenti nuovi per questo dominio sintomatologico4. I pazienti con depressione maggiore possono presentare disfunzioni di tipo cognitivo per l’85-94% del tempo durante gli episodi depressivi e per il 39-44% del tempo al di fuori degli episodi depressivi acuti3. Pazienti con depressione maggiore possono avere una riduzione di 0,5-0,7 punti di deviazione standard in test di tipo cognitivo rispetto alla popolazione generale di riferimento5. La presenza dei sintomi cognitivi e la loro permanenza anche nei periodi di remissione dei sintomi depressivi ha un impatto rilevante sulla funzionalità e sulla qualità di vita del paziente oltre che sul rischio di ricadute e ricorrenze3. La ricerca di nuove molecole e di strategie terapeutiche innovative rimane quindi ancora un obiettivo prioritario del trattamento della depressione maggiore, nonostante la presenza di diverse e valide terapie antidepressive6. Tale strategia è stata recentemente espressa da una forum conference dell’Institute of Medicine e dei National Institutes of Health7.
Una possibile strategia per migliorare l’efficacia del trattamento antidepressivo consiste nel combinare farmaci con meccanismi d’azione diversi. Tale strategia, tuttavia, si associa spesso alla comparsa di eventi avversi (EA).
L’evoluzione delle terapie antidepressive si è spostata negli anni, dalla ricerca, prima, di una sempre maggiore selettività, specie verso il sistema serotoninergico o serotoninergico e noradrenergico insieme, verso la ricerca della multimodalità, intesa come combinazione di almeno due tipologie diverse di meccanismo d’azione in un’unica molecola in grado di superare efficientemente i limiti delle attuali terapie. Secondo il nuovo sistema di classificazione dei farmaci psicotropi proposto da una Task Force di quattro importanti società scientifiche (European College of Neuropsychopharmacology - ECNP; American College of Neuropsychopharmacology - ACNP; Asian College of Neuropsychopharmacology - AsianCNP; e International College of Neuropsychopharmacology - CINP), vortioxetina e vilazodone (quest’ultima non disponibile in Italia) sono definiti farmaci multimodali 8 per il loro duplice meccanismo d’azione9-11.
Vortioxetina (antidepressivo di sperimentazione farmacologica Lundbeck) è stata approvata nel 2013 dalla European Medicines Agency (EMA)12 per il trattamento degli episodi depressivi maggiori nell’adulto, a dosi comprese tra 5 e 20 mg/die (dose iniziale raccomandata, 10 mg/die sotto i 65 anni e 5 mg/die sopra i 65 anni). L’obiettivo di questo articolo è presentare in sintesi i dati di efficacia e sicurezza emersi dai più recenti studi clinici e analisi meta-analitiche disponibili13-15.
FARMACODINAMICA DI VORTIOXETINA
Vortioxetina presenta un profilo farmacologico unico con un meccanismo d’azione multimodale che agisce su diversi sistemi neurorecettoriali16.
Lundbeck ha istituito un programma di ricerca farmacologica con l’obiettivo di sviluppare un composto multimodale che modulasse l’attività di recettori serotoninergici 5-HT selezionati inibendo al contempo il reuptake di 5-HT mediato dal trasportatore della serotonina (SERT)17. Sebbene la famiglia dei recettori 5-HT comprenda 14 sottotipi distinti18,19, gli studi clinici e preclinici avevano precedentemente dimostrato la solida efficacia antidepressiva degli agonisti del recettore 5-HT1A e degli antagonisti del recettore 5-HT3 in combinazione con il trattamento con SSRI17,20-22. In breve, era stato dimostrato che il pindololo – un agonista parziale del recettore 5-HT1A (e un antagonista del recettore β2-adrenergico) – accelera gli effetti antidepressivi degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)21,23.
Antagonismo 5-TH3
Studi preclinici indipendenti hanno determinato gli effetti del blocco di 5-HT3 sulle alterazioni cognitive correlate alla depressione. Per esempio, gli antagonisti del recettore 5-HT3, come ondansetron, riescono a contrastare le alterazioni della memoria spaziale (episodica) e della memoria paura-correlata in modelli animali di depressione e disfunzione cognitiva24,25. La somministrazione cronica di ondansetron nei roditori incrementa, inoltre, gli effetti comportamentali simil-antidepressivi e simil-ansiolitici degli SSRI. Una singola somministrazione di ondansetron nel ratto può potenziare l’incremento SSRI-indotto di 5-HT sinaptica nelle aree cerebrali che mediano i processi emotivi e cognitivi superiori, mentre la somministrazione cronica potenzia gli effetti antidepressivi degli SSRI26,27. A queste azioni farmacodinamiche ricercate, vortioxetina al contempo unisce un’attività come agonista parziale dei recettori 5-HT1B e antagonista dei recettori 5-HT7 e 5-HT1D (Figura 1)17. Studi preclinici condotti sia su sistemi in vivo che in vitro hanno dimostrato che vortioxetina si lega ai suoi target con elevata affinità, occupandoli a dosi clinicamente rilevanti28-31. Si ritiene che il meccanismo d’azione di vortioxetina correli con la sua attività diretta di modulazione dei recettori serotoninergici e di inibizione del trasportatore della serotonina e con una attività indiretta di modulazione della neurotrasmissione in diversi sistemi, incluso principalmente quello della serotonina ma anche quelli della noradrenalina, dopamina, istamina, acetilcolina, acido gamma-aminobutirrico (GABA) e glutammato. Questa attività multimodale è considerata responsabile degli effetti antidepressivo e ansiolitico-simile e del miglioramento della funzione cognitiva, di apprendimento e della memoria osservati con vortioxetina negli studi su animali 32. Tuttavia il preciso contributo dei singoli target al profilo farmacodinamico osservato non è chiaro e deve essere esercitata cautela quando si estrapolano i dati sull’animale direttamente all’uomo33.



Particolarmente interessante è il fatto che la somministrazione subcronica di vortioxetina genera un incremento dei livelli extracellulari di noradrenalina (NA) nella corteccia prefrontale mediale (CPFm) e nell’ippocampo.
Dosi acute facilitano il rilascio di dopamina (DA), istamina e acetilcolina in diverse aree cerebrali34,35. Da notare che, pur stimolando incrementi di DA nelle aree cerebrali coinvolte con le funzioni cognitive superiori, vortioxetina non induce variazioni associate a potenziale di abuso, non incrementando né i livelli di DA né la frequenza di firing dei neuroni dopaminergici nel nucleus accumbens34,36.
Le attuali evidenze dimostrano quindi che l’attività a livello dei recettori 5-HT selezionati complementa gli effetti di inibizione del SERT sulle funzioni neuronali, differenziando la vortioxetina dagli antidepressivi più comuni.
La mancata affinità della vortioxetina per i trasportatori di NA (Ki = 113 nM) e di DA (Ki >100 nM) a concentrazioni clinicamente rilevanti28 indica inoltre che l’aumento dei livelli di NA e di DA non è dovuto all’inibizione del reuptake di NA o DA, esponendo il farmaco a minori potenziali di effetti periferici dopaminergici o noradrenergici28.
L’azione di release in corteccia e in ippocampo di istamina dopo somministrazione cronica di vortioxetina è di particolare interesse: esistono infatti multiple dimostrazioni precliniche che sostengono un effetto di tipo procognitivo conseguente all’attivazione dei recettori istaminergici H1R in corteccia. Poiché uno dei meccanismi di regolazione del rilascio di istamina è quello mediato dal peptide orexina contenuto in neuroni che esprimono il recettore 5HT1a, è stato ipotizzato che il rilascio di istamina possa essere mediato da orexina attraverso il blocco dei recettori 5HT1a da parte di vortioxetina37.
Nell’uomo sono stati condotti due studi di tomografia a emissione di positroni (PET) usando ligandi del trasportatore 5-HT (11C-MADAM o 11C-DASB)38,39 per quantificare l’occupazione del trasportatore 5-HT nel cervello a differenti livelli di dose. L’occupazione media del trasportatore 5-HT nei nuclei del rafe è stata approssimativamente del 50% a 5 mg/die, 65% a 10 mg/die e di oltre l’80% a 20 mg/die.
Interazione tra recettori serotoninergici e glutammato
Gli studi preclinici hanno dimostrato che l’effetto esercitato dalla vortioxetina sulla frequenza di firing dei neuroni 5-HT del nucleo dorsale del rafe (RD) è mediato dalla sua azione su 2 distinte popolazioni di recettori40. Nello specifico, vortioxetina agisce attraverso gli autorecettori 5-HT1A sui neuroni 5-HT del RD e i recettori 5-HT3 sugli interneuroni GABAergici per influenzare direttamente e indirettamente l’attività dei neuroni del RD41. Queste interazioni sono di rilevante significato per le interazioni di tipo intracellulare anche con altri tipi di farmaci psicotropi42.
La somministrazione cronica di vortioxetina nel ratto accelera il recupero della frequenza di firing dei neuroni serotoninergici e la desensibilizzazione dei recettori 5-HT1A nel nucleo RD40. Secondo Betry e collaboratori, la somministrazione di vortioxetina promuove il recupero del firing neuronale serotoninergico entro un giorno rispetto a 14 giorni dopo il trattamento con il comune SSRI fluoxetina40. Ulteriori studi, che dimostrano come un agonista del recettore 5-HT3 prevenga il rapido recupero della frequenza di firing del rafe dorsale, supportano anche un ruolo centrale dell’antagonismo 5-HT3 di vortioxetina. Più specificamente, si ritiene che l’antagonismo di vortioxetina ai recettori 5-HT3 inibisca l’attività degli interneuroni GABAergici (di per sé inibitori) sui neuroni piramidali e quindi attivando questi ultimi aumenti il rilascio di glutammato da parte degli stessi17,40. Tale effetto sugli interneuroni GABAergici e di conseguenza sui neuroni glutammatergici è specifico: infatti si manifesta non in tutti gli strati corticali, ma solo in quelli più superficiali (strati 2 e 3 nell’animale da esperimento) e a livello sottocorticale43,44. Al contrario, l’incubazione con un agonista del recettore 5-HT3 stimola incrementi transitori della trasmissione GABAergica, un effetto che è bloccato dalla somministrazione concomitante di vortioxetina44. Recenti studi di elettrofisiologia confermano ulteriormente il ruolo del blocco recettoriale 5-HT3 per ottenere gli effetti di vortioxetina sugli interneuroni inibitori e l’attività a valle sui circuiti piramidali e indicano che tale effetto è svincolato dal reuptake della serotonina, dal momento che la somministrazione di escitalopram non evoca la medesima attivazione dei neuroni glutammatergici45. In sintesi questi studi confermano la possibilità che una parte dell’effetto antidepressivo di vortioxetina possa potenzialmente ascriversi a un’azione glutammatergica; a questo proposito va sottolineato che, sebbene con meccanismi farmacodinamici e di signaling diversi, tale azione pone vortioxetina tra i farmaci potenzialmente modulatori, oltre che di sistemi monoaminergici, anche del sistema glutammatergico, la cui disregolazione a livello recettoriale e di trasduzione del segnale postsinaptico è considerata di significativa rilevanza nella fisiopatologia della depressione maggiore 46-48. Anche in questo caso si dovrebbero tenere presenti tali interazioni, di rilevante significato, per le interazioni di tipo intracellulare con altri tipi di farmaci psicotropi42.
Da ultimo, si prevede che anche l’attività di vortioxetina sui recettori 5-HT1B, 5-HT1D e 5-HT7 possa potenzialmente contribuire alla modulazione delle funzioni emotive e cognitive34,35. Nel loro complesso, questi risultati differenziano in maniera sostanziale vortioxetina dagli attuali trattamenti farmacologici e dimostrano l’importanza di interagire con molteplici sistemi neurali – attraverso le azioni concertate del SERT e di sottotipi recettoriali distinti – nel trattamento della depressione (Figura 2).



In riferimento alle potenzialità di tipo metaplastico di vortioxetina, studi preclinici in vivo e in vitro dimostrano un effetto significativo di vortioxetina nella modulazione positiva della crescita dendritica anche solo dopo una settimana di trattamento; tali risultati, quantunque iniziali e da interpretarsi con cautela, indicano un’importante azione di tipo transinaptico e sull’architettura neuronale che dovrà essere specificata ulteriormente e sottolinea possibili implicazioni di modificazione della plasticità neuronale da parte di questo antidepressivo49,50. Infine recenti studi di espressione genica hanno dimostrato che vortioxetina è in grado di regolare la neuroplasticità a livelli intracellulari multipli anche attraverso l’induzione di geni precoci quali Arc che, con funzioni di regolazione della trascrizione in regioni cerebrali specifiche, modula i programmi di plasticità anche dopo l’induzione per un effetto probabilmente perdurante oltre l’induzione acuta51.
FARMACOCINETICA DI VORTIOXETINA
Le caratteristiche farmacocinetiche di vortioxetina sono state determinate in un’ampia serie di studi52,53. L’attività farmacologica di vortioxetina è dovuta alla molecola non modificata. La sua farmacocinetica è lineare e proporzionale alla dose quando vortioxetina è somministrata a dosi comprese tra 2,5 e 60 mg in monosomministrazione giornaliera12,54.
Vortioxetina è assorbita lentamente ma in modo adeguato dopo somministrazione orale e il picco di concentrazione plasmatica (Cmax) è raggiunto entro 7-11 ore. Dopo somministrazioni multiple di 5, 10 o 20 mg/die, sono stati osservati valori medi di Cmax tra 9 e 33 ng/ml. La biodisponibilità assoluta è del 75%. L’assunzione di cibo non sembra influenzare la farmacocinetica di vortioxetina33.
L’emivita media terminale è approssimativamente di 66 ore e le concentrazioni allo steady-state sono tipicamente raggiunte entro due settimane dalla somministrazione12,54. Nella lunga emivita di vortioxetina potrebbe risiedere il razionale del basso o inesistente rischio di sindrome da sospensione in caso di brusca interruzione del farmaco12.
Il volume apparente di distribuzione di vortioxetina è approssimativamente di 2.600 l, il che indica un’estesa distribuzione extravascolare33. Vortioxetina si lega ampiamente alle proteine plasmatiche (98-99%) e il legame appare indipendente dalle concentrazioni plasmatiche del farmaco33.
Vortioxetina è ampiamente metabolizzata nel fegato, principalmente attraverso l’ossidazione mediata dagli isoenzimi del citocromo P450, CPY2D6, CYP3A4/5, CYP2C19, CYP2C9, CYP2A6, CYP2C8 e CYP2B6, e la successiva coniugazione con l’acido glucuronico. CYP2D6, tuttavia, è il principale enzima che catalizza il metabolismo di vortioxetina al suo metabolita primario, un acido carbossilico farmacologicamente inattivo. I metabolizzatori lenti del CYP2D6 presentano una concentrazione plasmatica di vortioxetina che è approssimativamente due volte più elevata di quella dei metabolizzatori rapidi. Vortioxetina non inibisce e non induce gli enzimi microsomiali epatici del citocromo P450. Vari studi sono stati condotti in volontari sani per valutare le potenziali interazioni farmacocinetiche tra vortioxetina e farmaci cosomministrati, prendendo in considerazione inibitori, induttori o substrati dei vari isoenzimi del citocromo P450 52. Questi studi hanno identificato alcune interazioni potenzialmente rilevanti. In particolare, nei recenti studi di Chen et al.52 in volontari sani, sono stati osservati un aumento dei livelli di vortioxetina quando il farmaco è stato cosomministrato con bupropione (inibitore del CYP2D6 e substrato del CYP2B6), con fluconazolo (inibitore del CYP2C9, CYP2C19 e CYP3A) e con ketoconazolo (inibitore del CYP3A e della P-glicoproteina) e una diminuzione dei livelli di vortioxetina quando il farmaco è stato cosomministrato con rifampicina (un induttore ad ampio raggio degli isoenzimi CYP). Secondo gli autori, tuttavia solo le interazioni con bupropione e rifampicina potrebbero essere clinicamente rilevanti al punto da richiedere un aggiustamento della dose di vortioxetina.
Di particolare interesse clinico sono inoltre le associazioni di vortioxetina con antiaggreganti o anticoagulanti. Non sono stati osservati, rispetto al placebo, effetti significativi sui valori di INR (International Normalized Ratio), di protrombina o R-/S-warfarin a seguito della co-somministrazione di dosi multiple di vortioxetina con dosi stabili di warfarin in volontari sani. Inoltre, non sono stati osservati effetti inibitori significativi, rispetto al placebo, sull’aggregazione piastrinica o sulla farmacocinetica dell’acido acetilsalicilico o dell’acido salicilico, in seguito alla co-somministrazione di 150 mg/die di acido acetilsalicilico dopo dosi multiple di vortioxetina in volontari sani 55.
Valutazioni farmacocinetiche condotte su specifiche popolazioni di soggetti (anziani, soggetti con insufficienza renale o epatica) hanno evidenziato una generale buona sicurezza d’uso di vortioxetina. Dopo una singola dose di 10 mg di vortioxetina, l’esposizione al farmaco è risultata aumentata solo in misura modesta (fino al 30%) in pazienti con insufficienza renale (valutata come lieve, moderata o grave con la formula di Cockcroft-Gault) rispetto ai controlli sani. In pazienti con malattia renale terminale, dopo una singola dose di vortioxetina solo una ridotta frazione di vortioxetina è stata perduta in corso di dialisi (AUC e C max sono stati, rispettivamente, inferiori del 13% e 27% rispetto ai controlli). In entrambe le popolazioni non sono quindi necessari aggiustamenti della dose di vortioxetina33.
Anche in pazienti con insufficienza epatica lieve o moderata (Child-Pugh A o B), dopo assunzione di una singola dose di 10 mg di vortioxetina, non sono state osservate alterazioni dei parametri farmacocinetici del farmaco (variazioni dell’AUC inferiori al 10%). Non sono quindi richiesti aggiustamenti specifici della dose in questi pazienti; vortioxetina non è stata invece studiata in pazienti con insufficienza epatica grave, nei quali la cautela d’uso è certamente auspicabile33. In soggetti sani anziani (età ≥65 anni) l’esposizione a vortioxetina (Cmax e AUC) dopo l’assunzione di dosi multiple di 10 mg/die è risultata aumentata fino al 27% rispetto a controlli di età inferiore a 45 anni. Pertanto la dose minima efficace di vortioxetina (5 mg una volta al giorno) deve essere sempre utilizzata come dose iniziale nei pazienti di età ≥65 anni33.
EFFICACIA ANTIDEPRESSIVA DI VORTIOXETINA IN ACUTO (6-8 SETTIMANE)
L’efficacia antidepressiva di vortioxetina nel trattamento della depressione maggiore è stata dimostrata per la prima volta nello studio di Alvarez et al.56. Questo studio multicentrico, randomizzato, controllato con placebo, è stato condotto in 426 pazienti con diagnosi di depressione maggiore [punteggio totale Montgomery-Åsberg Depression Rating Scale (MADRS) ≥30 al basale], randomizzati al trattamento per 6 settimane con vortioxetina 5 mg/die, 10 mg/die, placebo o venlafaxina XR (225 mg/die). I risultati di questo studio hanno fornito la “proof of concept” dell’efficacia di vortioxetina nel trattamento della depressione maggiore avendo riportato, per entrambi i dosaggi utilizzati, una riduzione del punteggio totale MADRS (endpoint primario dello studio) dopo 6 settimane significativamente maggiore rispetto al placebo (–5,9 e –5,7 rispettivamente per i dosaggi 5 e 10 mg/die; p˂0,0001).
È stato quindi intrapreso un esteso programma di studi clinici internazionali della durata di 6-8 settimane (più di 6.700 pazienti in totale), controllati generalmente con placebo, ma che in alcuni casi prevedevano anche la presenza di un gruppo attivo di controllo (venlafaxina XR 225 mg/die o duloxetina 60 mg/die). Dopo alcune meta-analisi pubblicate in anni precedenti57-59, una meta-analisi di 11 studi clinici a breve termine, per una durata massima fino a 8 settimane56,60-70, nella popolazione di pazienti adulti depressi è stata effettuata di recente dal gruppo di Thase15 per valutare l’entità e il rapporto dose-efficacia delle dosi registrate di vortioxetina (5-20 mg/die). Le caratteristiche al basale dei pazienti inclusi nella meta-analisi sono riassunte nella Tabella 1.
Degli 11 studi clinici, alcuni includevano anche un braccio di trattamento con un farmaco attivo, in particolare venlafaxina XR 225 mg/die in uno studio e duloxetina 60 mg/die. L’outcome primario era la variazione rispetto al basale del punteggio della scala MADRS. Le differenze dal placebo sono state analizzate utilizzando il metodo MMRM (Mixed Model for Repeated Measurements). Gli endpoint secondari hanno incluso i punteggi dei singoli item della scala MADRS, i tassi di risposta (definita come una riduzione di almeno 50% del punteggio della scala MADRS), i tassi di remissione (definita come MADRS ≤10) e i punteggi della scala Clinical Global Impression (CGI).
La meta-analisi mostra che le dosi di vortioxetina 5, 10 e 20 mg/die sono associate a una significativa riduzione del punteggio totale della scala MADRS (Δ –2,27, p=0,007; Δ –3,57, p˂0,001; e Δ –4,57, p˂0,001, rispettivamente) rispetto al placebo, con un evidente effetto dose-risposta. Gli effetti di 15 mg/die (Δ –2,60; p=0,105) non erano invece significativamente differenti dal placebo (Figura 3). L’assenza di significatività per la dose 15 mg/die è da attribuire con buona probabilità al limitato campione statistico: questa dose fu somministrata infatti a un ridotto numero di pazienti e in soli tre studi clinici (di cui due condotti negli Stati Uniti).
Vortioxetina 10 e 20 mg/die sono state inoltre associate, nella popolazione di pazienti adulti, a significative riduzioni del punteggio di 9 su 10 item della scala MADRS (Figura 4).
Negli studi clinici considerati nella meta-analisi di Thase et al.15 vortioxetina è stata associata a tassi sia di risposta che di remissione significativamente più alti vs placebo. Nello specifico, i gruppi trattati con vortioxetina 5 mg, 10 mg e 20 mg hanno mostrato tassi di risposta significativamente maggiori in confronto al gruppo placebo (placebo, n=655/1783 [36,7%]; vortioxetina 5 mg, n=496/989 [50,2%], p=0,002; 10 mg, n=501/1026 [48,8%], p˂0,001; 15 mg, n=202/436 [46,3%], p=0,080; 20 mg, n=412/799 [51,6%], p˂0,001). Per quanto riguarda i tassi di remissione, la differenza rispetto al gruppo placebo è risultata significativa per i gruppi trattati con vortioxetina 10 mg e 20 mg (placebo, n=425/1783 [23,8%]; vortioxetina 5 mg, n=304/989 [30,7%], p=0,188; 10 mg, n=310/1026 [30,2%], p˂0,001; 15 mg, n=125/436 [28,7%], p=0,189; 20 mg, n=258/799 [32,3%], p=0,002).









Efficacia di vortioxetina nella depressione grave
È noto che circa il 50% dei pazienti con diagnosi di depressione è affetto da malattia grave70, definita in genere da valori di MADRS ≥30 e Hamilton Depression Rating Scale a 24 item (HAMD24) ≥24. Episodi di depressione grave o molto grave sono predittivi di un decorso cronico di malattia, tempi di remissione lunghi, maggiore rischio di ricaduta, minor numero di giorni/anno senza sintomatologia depressiva e un maggiore livello di disabilità71-83. Nonostante questa sottopopolazione di pazienti necessiti tipicamente di un trattamento di maggiore intensità e durata, gli studi clinici disegnati specificamente per questi pazienti sono pressoché assenti.
Il programma di studi a breve termine effettuati con vortioxetina e controllati con placebo prevedeva la valutazione dell’efficacia del farmaco anche nei pazienti con depressione maggiore di grado grave. Nello studio di Alvarez et al.56 uno dei criteri di inclusione era un punteggio MADRS ≥30 al basale. Oltre a risultare, come detto, significativamente più efficace del placebo in termini di variazione del punteggio totale MADRS dal basale a 6 settimane (endpoint primario), vortioxetina alla dose di 5 mg e di 10 mg ha determinato benefici statisticamente significativi rispetto al placebo già presenti dalla prima settimana di trattamento per le variazioni del punteggio HAMD24 e dalla seconda settimana per le variazioni del punteggio MADRS56. Inoltre, nei gruppi di pazienti trattati con vortioxetina sono state ottenute percentuali di risposta (diminuzione ≥50% dal basale del punteggio totale MADRS) e di remissione (punteggio MADRS ≤10 a 6 settimane) significativamente superiori rispetto a placebo: per la risposta, 72% e 77% rispettivamente con vortioxetina 5 e 10 mg/die vs 52% con placebo (p<0,01); per la remissione, 54% e 57% rispettivamente con vortioxetina 5 e 10 mg/die vs 32% con placebo (p<0,01) 56.
Efficacia nei pazienti con depressione e ansia
Livelli elevati di ansia nei pazienti con depressione maggiore sono fattori prognostici negativi71,84 e indicatori di ricaduta precoce di malattia85. Spesso, anche quando i pazienti rispondono positivamente al trattamento antidepressivo, la sintomatologia ansiosa permane86,87. Numerosi trial clinici controllati con placebo, condotti nell’ambito del programma di studi clinici volto a valutare l’efficacia di vortioxetina, hanno incluso anche pazienti con elevata sintomatologia ansiosa alla valutazione iniziale [punteggio totale dell’Hamilton Anxiety Rating Scale (HAM-A) ≥20)]56,60-62,65,66,88. Una recente meta-analisi di questi studi ha confermato l’efficacia di vortioxetina 5, 10 e 20 mg/die sui sintomi ansiosi associati a depressione, con una variazione statisticamente significativa del punteggio HAM-A rispetto al basale: –1,64 punti (p=0,022), –2,04 (p=0,003) e –2,19 punti (p=0,027), rispettivamente per le dosi di 5, 10 e 20 mg/die89.
Pazienti anziani
I dati a disposizione sul trattamento antidepressivo nel paziente anziano sono piuttosto scarsi. Proprio per questa scarsità di dati, lo studio randomizzato in doppio cieco, condotto dal gruppo di Katona88, che ha valutato l’efficacia di vortioxetina rispetto a placebo in pazienti anziani con depressione maggiore, è di particolare interesse. Sono stati arruolati pazienti di età ≥65 anni, con un episodio di depressione maggiore in atto della durata di almeno 4 settimane, che avevano manifestato almeno un precedente episodio di depressione maggiore prima dei 60 anni e con un punteggio totale MADRS ≥26. I pazienti dovevano inoltre avere al basale un punteggio MMSE (Mini-Mental State Examination) ≥24 (compatibile con assenza di forme di demenza). Questi pazienti (n=453) sono stati randomizzati a un trattamento in doppio cieco di 8 settimane con vortioxetina 5 mg/die, duloxetina 60 mg/die (inserito come gruppo di controllo attivo interno) o placebo. La variazione dal basale a 8 settimane del punteggio HAMD 24 rappresentava l’endpoint primario di efficacia.
Questo studio ha dimostrato che vortioxetina è significativamente più efficace del placebo in termini di miglioramento dei sintomi depressivi sia a 6 che a 8 settimane come evidenziato dalla differenza del punteggio HAMD24 tra i due bracci rispettivamente di –2,1 (p=0,024) e –3,3 punti (p=0,0011). Anche duloxetina è risultata significativamente superiore al placebo, dato questo che convalida lo studio.
Dopo 8 settimane di trattamento, ha raggiunto una risposta (definita come diminuzione ≥50% dal basale del punteggio HAMD24) il 53,2% dei pazienti trattati con vortioxetina 5 mg/die contro il 35,2% (p<0,01) di quelli trattati con placebo e ha ottenuto la remissione (definita da un punteggio HAMD17 ≤7) il 29,2% dei pazienti del gruppo vortioxetina contro il 19,3%, dei pazienti del gruppo placebo (p <0,05).
Pazienti con risposta non soddisfacente ad altri SSRI/SNRI
Tutte le principali linee guida80,90,91 raccomandano, nei pazienti che non rispondono a un trattamento con SSRI o con inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina (SNRI), il passaggio a un antidepressivo che agisce con un differente meccanismo d’azione92.
Ciò nonostante, sono pochi gli studi che abbiano confrontato l’efficacia di trattamenti antidepressivi in pazienti con risposta insoddisfacente alla terapia di prima linea. Ciò rende particolarmente rilevanti i dati ottenuti dallo studio di confronto diretto (condotto all’interno del programma di trial clinici volto a valutare l’efficacia di vortioxetina) tra vortioxetina e agomelatina, un antidepressivo approvato in Europa il cui meccanismo d’azione è distinto da quello degli SSRI/SNRI (agisce come agonista dei recettori MT1 e MT2 della melatonina e come antagonista dei recettori serotoninergici 5-HT 2C)92.
Cinquecentouno pazienti con depressione maggiore [MADRS ≥22 e punteggio dell’item 1 (tristezza manifesta) ≥3] e risposta insufficiente a una monoterapia della durata di almeno 6 settimane con dosi adeguate di SSRI (citalopram, escitalopram, paroxetina, sertralina) o SNRI (duloxetina o venlafaxina) sono stati randomizzati a un trattamento di 12 settimane con vortioxetina (10-20 mg/die) o agomelatina (25-50 mg/die). Il passaggio dagli SSRI/SNRI ai trattamenti dello studio è stato diretto. Nel corso dell’ultima settimana prima dell’inizio dello studio le dosi di SSRI/SNRI sono state, tuttavia, ridotte gradualmente fino a raggiungere la dose terapeutica minima.
L’endpoint primario era rappresentato dalla variazione del punteggio MADRS dal basale a 8 settimane. Fra gli endpoint secondari di efficacia vi erano i tassi di risposta e remissione, il punteggio HAM-A, la valutazione della gravità della malattia, del miglioramento globale, della disabilità, della qualità della vita e della produttività. È stata effettuata prima un’analisi di non-inferiorità (margine di non inferiorità predefinito, +2 punti del punteggio MADRS) e successivamente di superiorità per confermare la robustezza dei risultati.
Il trattamento con vortioxetina è risultato non inferiore ad agomelatina, determinando una riduzione del punteggio MADRS di –16,5 vs –14,4 punti (p=0,0018). Inoltre vortioxetina è risultata significativamente superiore di –3,1 punti (IC95% da –4,6 a –1,7; p<0,0001) ad agomelatina. La superiorità di vortioxetina rispetto ad agomelatina è stata confermata anche dall’analisi degli endpoint secondari di efficacia.
I tassi di risposta e di remissione, in particolare, sono risultati significativamente superiori con vortioxetina rispetto ad agomelatina già a 8 settimane e si sono confermati tali anche a 12 settimane: a questo timepoint, il 69,8% dei pazienti trattati con vortioxetina mostrava una risposta MADRS e il 55,2% era in remissione, contro rispettivamente il 56,0% e il 39,4% dei pazienti trattati con agomelatina (Figura 5).



Nel gruppo di pazienti con sintomi ansiosi al basale, entrambi i trattamenti hanno migliorato il punteggio HAMA nel corso dello studio, ma vortioxetina è risultata significativamente più efficace di agomelatina a partire dalla quarta settimana di somministrazione (p<0,05). Vortioxetina infine ha migliorato significativamente la funzionalità, la qualità della vita correlata alla malattia e la produttività in maniera più marcata rispetto ad agomelatina92.
Infine, con riferimento a pazienti non responder a precedenti trattamenti con antidepressivi, è da sottolineare che nel 2016 uno studio anche di farmacoeconomia su richiesta del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) britannico ha indicato vortioxetina come possibile farmaco di scelta nelle forme che non hanno risposto a due precedenti trattamenti farmacologici con antidepressivi93.
EFFICACIA A LUNGO TERMINE DI VORTIOXETINA
L’efficacia e la sicurezza di vortioxetina a lungo termine sono state valutate sia in uno studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, di prevenzione delle ricadute, sia nell’estensione in aperto di alcuni studi clinici randomizzati e controllati con placebo94-98.
Nello studio di prevenzione delle ricadute, 630 pazienti con un episodio in atto di depressione maggiore di durata ≥4 settimane, almeno un precedente episodio depressivo e un punteggio totale MADRS ≥26, sono stati arruolati e trattati per 12 settimane in aperto con una dose flessibile di vortioxetina (5-10 mg/die). I pazienti in remissione (MADRS ≤10) sia a 10 sia a 12 settimane sono stati quindi randomizzati e trattati per 24-64 settimane in doppio cieco con vortioxetina 5 o 10 mg/die (n=206) oppure placebo (n=194) 94. La variabile principale di efficacia era il tempo alla ricaduta (punteggio totale MADRS ≥22) durante le prime 24 settimane del trattamento in doppio cieco.
Alla settimana 12 del periodo in aperto, aveva risposto al trattamento (miglioramento del punteggio MADRS dal basale ≥50%) il 75,7% dei pazienti e il 68,7% aveva raggiunto la remissione (MADRS ≤10). Dopo 24 settimane di trattamento in doppio cieco, la percentuale di pazienti che avevano avuto una ricaduta è risultata significativamente minore nel gruppo trattato con vortioxetina (13%) rispetto al placebo (26%, p=0,0013) evidenziando un dimezzamento del rischio di ricaduta con vortioxetina rispetto al placebo (Hazard Ratio - HR 2,01; IC95% da 1,26 a 3,21, p=0,0035) (Figura 6). Questo risultato è stato confermato dall’analisi secondaria di efficacia che nell’intero periodo di trattamento in doppio cieco (64 settimane) ha dimostrato percentuali di ricaduta significativamente inferiori con vortioxetina rispetto al placebo: 15% con vortioxetina vs. 30% con placebo (HR 2,09; IC95% da 1,35 a 3,23, p=0,001).
Nonostante l’obiettivo primario delle estensioni in aperto degli studi randomizzati e controllati con placebo fosse la valutazione della sicurezza e della tollerabilità a lungo termine di vortioxetina, anche questi studi hanno confermato il mantenimento nel tempo o addirittura una tendenza all’ulteriore miglioramento dei risultati di efficacia ottenuti a 6-8 settimane, come pure un aumento progressivo dei tassi di riposta e di remissione95,96,98-100.



EFFICACIA SUI SINTOMI COGNITIVI
L’efficacia di vortioxetina sui sintomi cognitivi della depressione – già dimostrata in studi preclinici – è stata confermata da una serie di studi clinici randomizzati. Lo studio di Katona et al.88, oltre a valutare l’efficacia e la sicurezza di vortioxetina nei pazienti anziani, comprendeva anche un’analisi esplorativa predefinita degli effetti del trattamento antidepressivo sulle funzioni cognitive, spesso compromesse nel paziente anziano depresso. A tale scopo sono stati somministrati al basale e dopo 8 settimane di terapia i test RAVLT (Rey Auditory Verbal Learning Test) e DSST (Digit Symbol Substitution Test) che, oltre a consentire una valutazione rapida e obiettiva, sono in grado di indagare le aree più sospette di compromissione cognitiva nel paziente depresso (RAVLT valuta la memoria e l’apprendimento verbale, DSST indaga le funzioni esecutive, la memoria di lavoro, la velocità psicomotoria e l’attenzione).
Vortioxetina 5 mg/die è risultata significativamente superiore al placebo nel migliorare il punteggio RAVLT e DSST (p<0,05), a differenza di duloxetina che ha prodotto solo un miglioramento del punteggio RAVLT17.
Gli effetti osservati nell’analisi esplorativa di Katona et al.88 sono stati studiati in maniera più dettagliata da McIntyre et al.68 in uno studio randomizzato e controllato con placebo, che ha valutato gli effetti di vortioxetina 10 e 20 mg/die sulla funzione cognitiva in pazienti di età compresa tra 18 e 65 anni, affetti da depressione maggiore ricorrente e con in atto un episodio di depressione maggiore di durata ≥3 mesi; al basale i pazienti dovevano inoltre avere un punteggio MADRS ≥26. L’endpoint primario di efficacia era costituito da un punteggio composito comprendente il DSST e il RAVLT. La funzione cognitiva è inoltre stata valutata, al basale e alle settimane 1 e 8, mediante i seguenti test: Trail Making Test A/B (TMT-A, velocità di processamento; TMT-B, funzione esecutiva); Stroop test (congruente e incongruente: funzione esecutiva); Simple reaction time task (SRT, velocità di processamento); e Choice reaction time task (CRT, attenzione). Entrambe le dosi di vortioxetina si sono dimostrate significativamente superiori al placebo nel migliorare il punteggio composito dei test DSST e RAVLT dal basale a 8 settimane (p<0,0001). Vortioxetina 10 e 20 mg/die è risultata significativamente superiore al placebo nel migliorare anche le misure secondarie di efficacia.
Anche in questo studio, come in quello di Katona et al., è stata condotta una path analysis per escludere che gli effetti sulla funzione cognitiva fossero una conseguenza degli effetti antidepressivi del trattamento (in questo studio la path analysis era prespecificata). Dopo correzione per l’effetto sul punteggio MADRS, entrambe le dosi di vortioxetina sono risultate associate a un miglioramento della performance nei test cognitivi, dimostrando che l’effetto sulla funzione cognitiva è indipendente da quello sulla depressione. A conferma di ciò, un’analisi post hoc ha mostrato a 8 settimane con entrambe le dosi di vortioxetina un miglioramento della funzione cognitiva nei pazienti che non avevano risposto al trattamento antidepressivo o che avevano raggiunto la remissione101.
L’efficacia di vortioxetina alla dose flessibile di 10-20 mg/die sulla funzione cognitiva è stata infine valutata in uno studio in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo, condotto in Europa e negli Stati Uniti su 602 pazienti di età compresa tra 18 e 65 anni, affetti da depressione maggiore e da disfunzione cognitiva auto-riferita102. Lo studio comprendeva anche un braccio trattato con duloxetina 60 mg/die, come farmaco di riferimento. Anche in questo studio vortioxetina, a differenza di duloxetina, si è dimostrata significativamente superiore al placebo sulla variazione del punteggio DSST (p=0,019), che rappresentava l’endpoint primario. Riguardo agli endpoint secondari chiave, sia vortioxetina che duloxetina si sono associate a miglioramenti statisticamente significativi tanto della misura soggettiva della funzione cognitiva riferita dal paziente (valutata mediante Perceived Deficit Questionnaire o PDQ attenzione/concentrazione e pianificazione/organizzazione) (p<0,001) quanto della gravità della malattia (Global Clinical Impression o CGI) rispetto al placebo. Infine, vortioxetina è risultata significativamente superiore al placebo, a differenza di duloxetina, nel migliorare il punteggio UPSA (University of San Diego Performance-based Skills Assessment, una misura oggettiva di funzionalità del paziente). Una recente meta-analisi su tutti e tre gli studi precedenti dell’utilizzo di vortioxetina verso placebo e, separatamente, su due studi aventi come farmaco di riferimento duloxetina ha riassunto l’efficacia di vortioxetina per i sintomi cognitivi della depressione sottolineandone l’effetto “indipendente”, quello propriamente antidepressivo 103.
SICUREZZA E TOLLERABILITÀ
Complessivamente dagli studi clinici su vortioxetina è emerso un profilo di sicurezza e tollerabilità favorevole11,16,104.
L’aggiornamento più recente è fornito da Baldwin et al.105, che hanno analizzato i dati di sicurezza e tollerabilità di tutti gli studi pubblicati, sia randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo sia in aperto, relativi al trattamento con vortioxetina (5-20 mg/die) di pazienti con depressione maggiore. Nell’analisi sono stati considerati 11 studi a breve termine controllati con placebo del programma di trial clinici volto a valutare l’efficacia di vortioxetina (alcuni dei quali includevano un gruppo attivo di controllo trattato con venlafaxina XR 225 mg/die o duloxetina 60 mg/die) e cinque studi di estensione in aperto di trial randomizzati controllati con placebo.
Gli eventi avversi (EA) segnalati in corso di trattamento negli 11 studi a breve termine sono riassunti nella Tabella 2.
L’EA più frequente nei pazienti trattati con vortioxetina, a tutte le dosi, è risultata la nausea, tendenzialmente di intensità lieve o moderata e che tendeva a regredire dopo le prime due settimane di trattamento. L’incidenza di nausea, a differenza di quella di vomito, stipsi, diarrea e inappetenza, è risultata dose-correlata (Figura 7).
Negli studi a breve termine controllati con placebo l’incidenza di acatisia, irrequietezza e iperattività psicomotoria è risultata di 0,6% nel gruppo placebo, 0,7% in tutti i gruppi di trattamento con vortioxetina (5-20 mg), 1,8% nel gruppo venlafaxina XR e 1,9% nel gruppo duloxetina. L’incidenza di discinesia (inclusi spasmi muscolari e tic) è stata di 0,3% nel gruppo placebo, 0,3% nei gruppi vortioxetina 5-20 mg, 0% nel gruppo venlafaxina XR e 0,3% nel gruppo duloxetina, mentre quella di eventi associabili a ostilità/aggressività è stata pari a 2,5% (placebo), 1,6% (vortioxetina 5-20 mg), 0% (venlafaxina XR) e 2,1% (duloxetina). Nei pazienti trattati con vortioxetina nessuno degli eventi associabili a ostilità/aggressività ha avuto un’incidenza superiore a quella rilevata nei pazienti che hanno ricevuto placebo. Un solo paziente trattato con vortioxetina, su un totale di 3018, ha presentato ipomania e nessuno ha manifestato mania 105.






Anche riguardo all’insonnia il profilo di tollerabilità di vortioxetina è risultato favorevole, con un’incidenza di 4,0% (placebo), 2,0-5,1% (vortioxetina 5-20 mg), 15,9% (venlafaxina XR) e 8,1% (duloxetina)105.
Le disfunzioni della sfera sessuale sono manifestazioni comuni nei pazienti con disturbi psichiatrici, inclusa la depressione, ma possono anche essere un effetto collaterale della terapia farmacologica, che ha come conseguenza una ridotta aderenza al trattamento106. I risultati degli studi clinici analizzati da Baldwin et al. indicano che la percentuale di pazienti con disfunzioni sessuali associate al trattamento con vortioxetina è confrontabile con quella dei gruppi placebo e inferiore a quella riportata con altri farmaci antidepressivi (nelle donne, 0,6-1,1% con vortioxetina 5-20 mg rispetto a 0,7% con placebo, 4,8% con venlafaxina XR e 1,2% con duloxetina; negli uomini, 2,8-3,6% con vortioxetina 5-20 mg rispetto a 1,6% con placebo, 21,6% con venlafaxina XR e 11,7% con duloxetina) 105. Anche in uno studio recente che ha confrontato specificamente gli effetti di vortioxetina e di escitalopram sulla funzione sessuale in adulti con depressione maggiore già in trattamento con SSRI e che manifestavano disfunzione sessuale farmaco-correlata107, lo switch a vortioxetina si è associato a un miglioramento significativamente maggiore rispetto a quello a escitalopram del punteggio CSFQ-14 (Changes in Sexual Functioning Questionnaire Short Form): 8,8±0,64 vs 6,6±0,64; p=0,013.
In tre degli studi a breve termine considerati61,63,67 è stata utilizzata la scala Discontinuation Emergent Signs and Symptoms (DESS) per valutare gli eventuali sintomi da sospensione del farmaco nei pazienti che avevano completato la terapia. Vortioxetina è stata sospesa repentinamente alla settimana 8, mentre i pazienti trattati con duloxetina nei primi due degli studi citati hanno ridotto la dose del farmaco da 60 mg alla settimana 8 a 30 mg alla settimana 9, passando al placebo alla settimana 10. Alla settimana 9 il punteggio DESS totale per vortioxetina era pari a 1,41 (10 mg), 1,58 (15 mg) e 1,58 (20 mg), rispetto a 0,96 (placebo) e 1,33 (duloxetina); alla settimana 10 il punteggio DESS totale era rispettivamente di 1,60, 1,60 e 1,56 per le tre posologie di vortioxetina, rispetto a 1,19 (placebo) e 2,85 (duloxetina). Questi risultati sono in accordo con l’incidenza di EA riportata nei tre studi durante il periodo di sospensione del trattamento 105.
Il trattamento con vortioxetina, al contrario di quello con altri farmaci utilizzati nel trattamento della depressione maggiore, non incide sul peso corporeo dei pazienti. Durante il trattamento a breve termine, la variazione ponderale media dal basale alla settimana 6/8 è risultata simile per i pazienti trattati con placebo (+0,1 kg) e con vortioxetina a tutte le dosi (da –0,1 a +0,1 kg). Un aumento clinicamente significativo del peso (definito come aumento ≥7% rispetto al basale) è stato riportato da una percentuale di pazienti trattati con vortioxetina compresa tra 0% (15 mg) e 1,2% (10 mg) rispetto a 0,6% del gruppo placebo. Viceversa, una riduzione clinicamente significativa del peso (≥7% rispetto al basale) è stata osservata nello 0,2% (5 mg)-1,3% (20 mg) dei pazienti trattati con vortioxetina rispetto a 0,6% del gruppo placebo 105.
In termini di rischio cardiovascolare, negli studi clinici a breve termine non sono state evidenziate alterazioni clinicamente rilevanti della pressione arteriosa nei pazienti trattati con vortioxetina 5-20 mg, con un’incidenza di ipertensione pari a 0,7%, rispetto a 0,6% del placebo, e un’incidenza di innalzamento della pressione arteriosa pari a 0,4%, rispetto a 0,6% del placebo105. In un ampio studio che ha valutato l’effetto di vortioxetina sull’intervallo QT in 340 uomini sani108, non è stato rilevato alcun impatto negativo sulla ripolarizzazione cardiaca dopo somministrazioni multiple di vortioxetina a dose sia terapeutica (10 mg) sia sovraterapeutica (40 mg). Questo dato è confermato dall’analisi degli studi a breve termine che riporta un valore medio dell’intervallo QTcF alla settimana 8 pari a 408 ms sia nel gruppo placebo sia nei gruppi vortioxetina 5-20 mg; ciò corrisponde a una variazione media dal basale alla settimana 6/8 di –0,65 ms (placebo) rispetto a –0,1 ms (vortioxetina 5-20 mg). Questi dati indicano che con ogni probabilità vortioxetina non ha alcun effetto sulla ripolarizzazione cardiaca 105.
Il profilo di sicurezza di vortioxetina è stato confermato a lungo termine dagli studi di estensione in aperto. In particolare, la variazione ponderale media dall’inizio degli studi a breve termine fino all’ultima valutazione degli studi di estensione è stata di +0,8 kg nei 1297 pazienti che hanno ricevuto vortioxetina 5 e 10 mg e di +0,7 kg nei 1105 pazienti trattati con vortioxetina 15 mg e 20 mg. Considerando solo il periodo degli studi di estensione, la variazione ponderale è stata di +0,8 kg (5-10 mg) e +0,5 kg (15-20 mg). Anche l’incidenza di EA cardiovascolari è risultata limitata negli studi di estensione (1,8% ipertensione e 0,9% innalzamento della pressione arteriosa) 105.
Vortioxetina è risultata ben tollerata anche negli anziani. Nello studio di Katona et al.88 in pazienti di età ≥65 anni, i tassi di interruzione dello studio per EA sono risultati pari al 5,8% con vortioxetina 5 mg/die, 9,9% con duloxetina 60 mg/die e 2,8% con placebo. La nausea è stata l’unico EA riportato con un’incidenza significativamente superiore (21,8%) a quella riscontrata nel gruppo placebo (8,3%). Gli EA gravi sono risultati rari (1/156 nel gruppo vortioxetina, 1/151 nel gruppo duloxetina, e 4/145 nel gruppo placebo).
Il profilo di tollerabilità favorevole, in particolare per quanto riguarda la bassa incidenza di disfunzione sessuale e l’effetto non significativo sul peso corporeo, come emerge dai primi studi a lungo termine, può favorire l’aderenza al trattamento con vortioxetina, fattore importante per il successo terapeutico11. Infatti, negli studi clinici il tasso di interruzione del trattamento per EA è risultato complessivamente basso nei pazienti trattati con vortioxetina (max 11%) e paragonabile a quello dei pazienti del gruppo placebo. Nello studio proof-of-concept di Alvarez et al.56, per esempio, il tasso di interruzione del trattamento per EA è stato del 2,7% e 6,9%, rispettivamente con vortioxetina 5 e 10 mg/die, del 3,8% con placebo e del 14% con venlafaxina.
CONCLUSIONI
Vortioxetina è un nuovo farmaco antidepressivo caratterizzato da un meccanismo d’azione multimodale, diverso da quello degli altri antidepressivi, che combina un effetto di inibizione del SERT e un’azione diretta su diversi recettori 5-HT. Attraverso questo meccanismo multimodale, si ritiene che vortioxetina, oltre a potenziare l’attività serotoninergica, moduli altri sistemi neurotrasmettitoriali coinvolti nella regolazione del tono dell’umore e in altre funzioni che possono essere alterate nel corso della depressione maggiore, tra cui la funzione cognitiva 11,104.
Vortioxetina è stata approvata nel 2013 dall’EMA per il trattamento degli episodi depressivi maggiori grazie a un ampio programma di sviluppo clinico comprendente 13 studi di breve durata, 5 estensioni a lungo termine di un anno e uno studio di prevenzione delle ricadute. L’efficacia e la sicurezza di vortioxetina sono state globalmente studiate in un programma clinico che ha incluso più di 6.700 pazienti con depressione maggiore, dei quali più di 3.700 trattati con vortioxetina in studi a breve termine (≤12 settimane). A gennaio 2015, il programma di sviluppo clinico di vortioxetina, ulteriormente esteso, comprendeva in totale oltre 9.700 arruolati e un’esposizione totale di oltre 3.450 pazienti-anno 109. L’efficacia dose-dipendente, alle dosi di 5-20 mg/die, è stata dimostrata attraverso una meta-analisi15 che ha evidenziato un effetto completo su tutti i sintomi della depressione, inclusi i sintomi cognitivi sui quali, specificamente, vortioxetina ha dimostrato un effetto esteso ai domini delle funzioni esecutive, della concentrazione, dell’attenzione, della memoria e della velocità psicomotoria68.
In base ai risultati degli studi clinici randomizzati sia a breve che a lungo termine (fino a 52 settimane), si può indubbiamente affermare che vortioxetina sia efficace nei pazienti con depressione maggiore anche severa, nella depressione associata ad ansia, nei pazienti non responder ad altre terapie antidepressive.
Vortioxetina si è dimostrata efficace anche nel trattamento della depressione maggiore nei pazienti anziani, in base ai risultati di uno studio randomizzato che ha reclutato specificamente questo tipo di popolazione88.
Vortioxetina presenta un profilo farmacocinetico favorevole caratterizzato da: esposizione lineare e dose-dipendente, moderata biodisponibilità orale (75%) non influenzata dall’assunzione di cibo, prolungata emivita di eliminazione (66 ore), ridotto potenziale di interazioni farmacologiche rispetto ad altri antidepressivi12.
Dagli studi clinici è emerso un profilo di sicurezza e tollerabilità favorevole, con un ridotto impatto negativo sulla sfera sessuale e sul peso corporeo, oltre che a livello cardiovascolare, confermato anche nei pazienti anziani88,105.
In conclusione, vortioxetina rappresenta una nuova opzione terapeutica per la depressione maggiore, per molti versi innovativa nel meccanismo d’azione, con efficacia dimostrata in studi a breve e lungo termine anche in popolazioni di pazienti diverse per età e caratteristiche sintomatologiche, con potenziale efficacia sui sintomi cognitivi della patologia e adeguato profilo di tollerabilità.

Conflitto di interessi: la presente rassegna è stata supportata da Lundbeck Italia relativamente alle attività di medical writing. L’assistenza editoriale e di medical writing, comprendente la formattazione e l’editing per la presentazione alla rivista, nonché la ricerca bibliografica, è stata fornita da Springer Healthcare Communications, che ne ha incaricato la dott.ssa Rossana D’Alessandro, medical writer indipendente.
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